Rassegna beni culturali

Articoli e contributi sulla tutela dei beni culturali, a cura di

Francesco Verrastro

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19 settembre 2003
 
Vittorio Emiliani
Il sole 24 ore 19/9/2003
(Patrimonio sos)

Nell'intervista rilasciata mercoledì scorso al Sole-24 Ore, il ministro per i Beni e le attività culturali Urbani afferma, fra l'altro, che fu "la Sinistra" a rendere per prima alienabili i beni culturali demaniali. Non è l'esatta verità.
Facciamo parlare i fatti: nel dibattito alla Camera sulla Finanziaria, nell'autunno 1999, la Lega Nord propose un emendamento col quale si ribaltava la storica normativa in base alla quale tutti i beni culturali pubblici sono di per sé inalienabili fatte salve talune eccezioni da stabilirsi. Tutto il Polo o gran parte di esso lo appog-giò e, sciaguratamente, pure una parte dell'Ulivo, determinandone l'approvazione. Fra grandi proteste. Al senato i Verdi, in particolare il loro portavoce Manconi e il capogruppo Pieroni, fecero loro l'istanza di ripristinare l'impostazione data storicamente al problema. I tempi erano strettissimi. Una parte dell'Ulivo resisteva al ritorno della Finanziaria modificata alla Camera. I Verdi minacciarono la crisi di Governo e Senato e Camera votarono il ripristino accompagnato dall'impegno di varare a breve un Regolamento per la vendita e per la cessione in uso di tali beni, come eccezione alla regola.
Ho fatto parte della Commissione che per un anno ha lavorato alacremente ad approntare il testo del Regolamento ad hoc. Un testo complesso, puntigliosamente chiaro, concordato con gli enti locali e approvato praticamente alla unanimità, il quale regola con molta precisione tutte le situazioni affidando alle Soprintendenze il ruolo di stilare l'elenco dei beni incedibili e di dare l'assenso tecnico-scientifico per eventuali alienazioni o cessioni in uso. Regolamento che prevedeva un diritto di prelazione di Regioni e Comuni quando fosse lo Stato ad alienare.Norma utilizzata dal Comune di Venezia per acquistare un'isola della Laguna messa in vendita dallo Stato. Norma ignorata invece dalla "Patrimonio Italia Spa" creata da questo Governo, il Regolamento venne approvato con Dpr presidenziale nel settembre 2000 col governo dell'Ulivo e con Giovanna Melandri ministro. Questa è la cronaca dei fatti.
Più volte Urbani, divenuto ministro, ha assicurato che esso era "perfettamente vigente", ma il Governo Berlusconi si è rifiutato di allegarlo alla legge istitutiva della "Patrimonio Italia Spa" o di farne esplicita menzione. Perché? Ora lo lascia cadere in forza del Codice per i Beni culturali promossa dallo stesso Urbani. Perché?

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