Rassegna beni culturali |
|
|
|
21 settembre 2003
patrimonio sos: in difesa dei beni culturali e ambientali Ulrich Il Sole 24 ore 21/09/2003 A quel che pare, la versione finale del Codice Urbani dei Beni culturali e paesaggistici è pronta, e sta per andare in Consiglio dei ministri. Ne circolano svariate versioni, con differenze anche forti fra l'una e l'altra (e sarebbe ora che la versione "buona" venisse prodotta ufficialmente dal ministero, anche solo per sedare gossip e illazioni d'ogni sorta). Ma una cosa hanno in comune tutte queste versioni, ed è un alto grado di ambiguità nel definire i ruoli rispettivi di Stato, regioni ed enti locali rispetto ai beni culturali. Se vogliamo nasconderei dietro un dito, è facile giustificare qualsiasi fragilità e debolezza di questo tipo dandone tutta la colpa alla riforma del titolo V della Costituzione (operata in articolo governo Amato), che ha distribuito le competenze in modo assai bizzarro — per non dire irresponsabile —, attribuendo allo Stato la tutela e alle regioni la valorizzazione, quasi che la distinzione fra l'una e l'altra fosse ovvia e non vi fosse invece una buona area di sovrapposizione. Intanto, in attesa del nuovo Codice, la guerra fredda fra strutture dello Stato e amministrazioni locali si fa ogni giorno di più guerra guerreggiata. In particolare in Toscana, dove il governo regionale sventola la bandiera di un devoluzionismo a oltranza (fratello di quello leghista), rivendicando ai Toscani, e solo a loro, il diritto e ti privilegio di strappare allo Stato tutto il patrimonio culturale della regione, di far diventare gli Uffizi, il Bargello e così via altrettanti musei comunali. Ed ecco innescarsi una serie di corpo a corpo anche su opere-simbolo, su opere singole. Il Comune di Firenze, proprio mentre la Soprintendenza (sopite le vane polemiche) sta restaurando il David di Michelangelo, ne rivendica la proprietà. È vero che i da oltre un secolo nell'apposita tribuna all'Accademia, ma una volta (si argomenta) era a Palazzo Vecchio, proprio dove ora c'è la sua copia. Deve tornare lì ? Nemmeno per sogno: il Comune progetta anzi un nuovo, apposito museo alle Cascine, e già qualche architetto fiorentino ha pronti progetti e disegni. Par di sognare. Idee grottesche come questa, c'è da giurarlo, fioriranno presto a ogni angolo d'Italia (il David sarebbe più valorizzato dai frequentatori delle Cascine, magari con un po' di son et lumière ?). E naturalmente non mancano le ritorsioni. La Soprintendenza ai Musei di Firenze chiede al Comune due quadri di Palazzo Vecchio, che peraltro appartengono allo Stato: il Comune rifiuta, e il Soprintendente va a prelevarli nonostante tutto. Si tratta della Pesca delle perle e della Bottega dell'orafo, entrambi dallo Studialo di Francesco I de' Medici, che saranno esposti a Palazzo Pitti. Due "buchi" a Palazzo Vecchio, per spostare i quadri di cinquecento metri, in nome dello Stato e contro il Comune. Chi ha ragione? Nessuno. In queste dispute, se il nuovo Codice non dirimerà le ragioni del contendere (e pare proprio che non lo farà) chi ci rimette non è lo Stato, né le regioni o i comuni. Ci rimetteranno i nostri quadri, le nostre statue, il nostro patrimonio. Cioè noi.
Comments:
Posta un commento
|